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La
storia dello sviluppo industriale, nei paesi occidentali, e nelle economie
statunitensi, è stata caratterizzata
dall'importanza attribuita alla specializzazione dei lavoratori, generante una
minuziosa specificazione delle mansioni produttive, di conseguenza:
Diversamente, in Giappone, le linee di demarcazione
tra le singole mansioni produttive tendono ad essere più flessibili, di conseguenza:
-
i lavoratori tendono ad intraprendere una gamma di lavori più ampia,
con l'opportunità di sviluppare diverse abilità;
-
gli operai assumono cariche ispettive di controllo sul funzionamento
delle attrezzature e sulla qualità dei prodotti, inoltre, svolgono una cooperazione
attiva nel processo del miglioramento produttivo;
-
l'organizzazione del lavoro è costituita da squadre, realizzando una
regolare pratica di rotazione delle mansioni al loro interno e nel reparto.
A riguardo dell'analisi sul coordinamento
delle attività produttive fra i diversi reparti, in Occidente, si è iniziato
dalla rilevazione che l'approccio taylorista (espressosi nel fordismo) pone
principalmente l'accento sullottimizzazione delle "singole operazioni".
Quindi, i problemi, derivanti dal coordinamento globale dei flussi di produzione,
sono affrontati dopo la risoluzione data dai molteplici problemi di "ottimizzazione
parziale", relative alle singole operazioni produttive: lo scopo è quello
di migliorarne l'efficienza tramite una progressiva riduzione del tempo di esecuzione.
Le scelte di gestione della produzione poggiano,
dunque, su due livelli, dei quali il secondo (il coordinamento globale) opera
sui vincoli fissati dalla soluzione dei problemi di primo livello (le singole
operazioni), generando, in realtà, forme largamente imperfette di coordinamento
dei flussi, caratterizzate dall'aumento, sia dei tempi di attraversamento, sia
dall'investimento delle scorte intermedie. Inoltre, i tempi e i costi di "set-up",
ossia di ri-assestamento rapido delle macchine, sono considerati un dato tecnologico
sostanzialmente non modificabile.
La logica strutturale è quella "make
to stock", caratterizzata per un sostanziale dominio del momento della
produzione rispetto al momento del consumo, prospettando soluzioni gestionali
non ottimali.
Un problema ingente si pone quando limpresa
adotta una politica gestionale di diversificazione dei prodotti. In questo caso,
la produzione con grandi lotti delle parti componenti comporta uno squilibrio
nel breve termine tra mix di produzione e mix di domanda, con due fondamentali
aspetti negativi:
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laumento
del tempo totale richiesto per lattraversamento dei materiali lungo tutte
le fasi del processo
di produzione;
-
laumento
dellinvestimento in capitale delle scorte dei componenti e dei prodotti
del magazzino finale.
Il sistema dei kanban, invece, implica una
logica strutturale make to order, che parte dal vincolo della domanda,
sia sotto laspetto del volume, sia sotto quello della produzione, per
definire lorganizzazione e la gestione del sistema produttivo. Il principio
ispiratore è quello del just in time.
In sintesi, a partire dal processo terminale (le vendite),
si organizzano le prestazioni di tutti i cicli a monte (compreso lassemblaggio
finale), in modo tale che ogni fase del processo regoli il proprio livello di
attività sulla fase direttamente a valle. Il just in time introduce, dunque,
un principio di collegamento sincronizzato di tutte le fasi produttive. Ladozione
di una politica gestionale di tipo bottom-up comporta per i singoli reparti:
-
autonomia
dagli uffici centrali (limitata in caso di rilevanti scostamenti della domanda
di mercato);
-
un
maggior sforzo cooperativo per il raggiungimento del medesimo risultato;
-
lassunzione
di decisioni riguardanti lutilizzo conveniente della manodopera;
-
il
controllo della qualità;
-
il
mantenimento di un livello minimo di scorte.
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La tipica
struttura informativa delle grandi imprese occidentali era caratterizzata da
una circolazione delle informazioni lungo le linee gerarchiche prevalentemente
verticali. I principali meccanismi di coordinamento erano quelli della supervisione
diretta nei vari livelli della gerarchia e, soprattutto, quello della standardizzazione
dei compiti. La comunicazione diretta orizzontale tra unità (e persone) poste
al medesimo livello gerarchico, pur necessaria per il coordinamento operativo
delle attività, era considerata un meccanismo informale, il cui rapporto con
il sistema formale di autorità e comunicazione era giudicato di natura conflittuale,
piuttosto che complementare.
Allinterno
della funzione produttiva, lapproccio gerarchico domina la pianificazione
e il controllo della produzione. Tale approccio presenta due caratteristiche:
-
nel processo di pianificazione, ogni livello (piano principale,
pianificazione del fabbisogno di materiali,
) fissa i vincoli entro i
quali opera quello successivo, al fine di mantenere un rapporto di coerenza
tra gli obiettivi di medio - lungo termine ed i programmi di breve scadenza;
-
il coordinamento tra i reparti produttivi è raggiunto affidando
allufficio centrale di pianificazione la responsabilità di risolvere il
problema della circolazione delle informazioni (anche per lattuazione
del M.P.R., ossia Material Requirement Planning). Ciò comporta per gli scostamenti
più rilevanti della domanda, un intervento dellufficio centrale per la
ripianificazione dellattività operativa, mentre gli aggiustamenti minori
sono affrontati tipicamente attraverso la regolazione delle scorte di magazzino.
Appare
evidente, tuttavia, che il sistema informativo gerarchico inneschi un meccanismo
dimmobilità endogena, incapace di affrontare la complessità ambientale,
legata tanto alla varietà, quanto alla variabilità dei fenomeni.
Riguardo
alla crescente varietà dei fenomeni ambientali (segmentazione dei mercati,
varietà delle richieste dei consumatori,
), negli anni 60 e 70,
le imprese statunitensi cercarono una risposta, adottando nuove strategie di
diversificazione del prodotto (attuate, inizialmente, dalla General Motors);
ma la risposta non comportò un sostanziale distacco dalle forme produttive fordiste.
Certo, con la creazione di divisioni specializzate per prodotto o per mercato,
si modificò, in profondità, la struttura organizzativa. Al decentramento, si
accompagnò la creazione di fabbriche, specializzate nella produzione di specifiche
linee di prodotto. Ogni stabilimento, tuttavia, era una replica della fabbrica
fordista, con una forte divisione tecnica del lavoro, senza un mix sufficientemente
differenziato di varianti di prodotto.
Ancora
più difficoltosa, era la risposta di fronte alla variabilità dei fenomeni.
Il problema fu, soprattutto, la totale assenza delle capacità di risposta dinamica
del sistema di produzione, sia alle fluttuazioni della domanda, sia allemergere
di anomalie o eventi non previsti in sede di formulazione del programma di produzione.
Il paradigma
informativo orizzontale, caratteristico delle imprese giapponesi, si basa sullidea
che, non tanto la polivalenza (multitasking), quanto lintegrazione di
un complesso di mansioni aventi un reale contenuto decisionale (multiskilling)
concorre a formare una corretta organizzazione del lavoro e ciò comporta un
profondo allontanamento dai principi tayloristici. Emerge, con prepotenza, il
ruolo di gruppo:
-
nella mobilitazione del lavoro fisico ed intellettuale degli operai;
-
nella condivisione delle competenze, abbastanza diversificate,
consentendo di affrontare non solo le attività ordinarie, ma anche le situazioni
di emergenza in cui si manifestano eventi anomali e inaspettati.
A partire
dal ruolo assegnato alle squadre di lavoro, le imprese nipponiche sono state
in grado di attuare forme di coordinamento basate su influssi informativi, che
circolano non solo per linee verticali, ma anche per quelle orizzontali. Il
tratto distintivo del sistema direzionale è la mancanza del ruolo dellufficio
centrale come controllore e regolatore dei flussi di materiali fra i reparti.
Questo non significa, ovviamente, lassenza di una funzione centrale di
pianificazione, bensì, piuttosto, la presenza di una precisa divisione del lavoro
tra le attività di coordinamento accentrate e decentrate. Il compito centrale
della pianificazione centralizzata è quello di formulare dei piani aggregati,
che consentono, nel medio termine, di adeguare la capacità produttiva al trend
della domanda e, nel breve termine, di fissare il quadro di riferimento per
il livellamento della capacità produttiva nei diversi reparti, allo scopo di
conseguire un coordinamento sincronizzato generale dei flussi.
Il piano
di produzione effettivo è continuamente adattato alle richieste del mercato.
Il coordinamento effettivo dei cicli produttivi è, dunque, realizzato attraverso
una diretta interazione comunicativa tra i reparti, senza lintermediazione
dellufficio centrale di pianificazione. I vantaggi, che derivano, sono
principalmente due:
-
lesistenza di meccanismi locali di feedback, che consentono
una risposta più rapida al giornaliero mutamento delle richieste di mercato;
-
il coordinamento delle attività operative e il processo di autoregolazione
del sistema di fabbrica, di fronte allemergere di anomalie inattese nei
reparti di produzione, sono più efficaci poiché possono sfruttare tutte le informazioni
locali e le conoscenze, tacite o esplicite, accumulate dai lavoratori nellambito
delle squadre di lavoro.
Dopo
la disamina dei due paradigmi organizzativi, si rileva come essi, in realtà,
tendano a sovrapporsi. Limpostazione occidentale, quindi, si differenzia
da quella giapponese per la diversa enfasi posta sulle economie di specializzazione
rispetto ai processi di apprendimento collettivo della manodopera e, di conseguenza,
sullaccentuazione di canali di trasmissione informativi di tipo verticale.
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Il
recente sviluppo delle-commerce permette dapplicare il principio
fondamentale del kanban, ossia il movimento sincronizzato della domanda e offerta
di mercato, con la prima ricoprente una funzione di pull verso la seconda.
Leliminazione di posizioni intermedie fra la produzione e la
vendita permette una realizzazione in tempo reale o quasi reale della politica
del make to order.
La comparsa delle-commerce introduce una vera e propria rivoluzione
del commercio e delle tecniche di vendita, infatti, scompare il contatto diretto
tradizionale fra consumatore e prodotto al momento della scelta e, di conseguenza,
cambia il modo di concepire le politiche di marketing e pubblicità.
Il net seller può decidere se introdursi nel mercato con:
Naturalmente, la scelta di
posizionamento fra le tre opzioni implica
un diverso grado di intensità nella ramificazione relazionale fra il net seller
e il gruppo di fornitori/produttori di riferimento, trovando nellultima
la sua massima espressione. La capacità del net seller di avere una buona rete
di fornitori è un primo fattore vincente nella sfida del e-commerce.
La scomparsa del tradizionale commercio implica per il net seller
una maggiore attenzione verso il cliente per i:
-
servizi
pre-vendita;
-
servizi
post-vendita.
I servizi pre-vendita si concretizzano maggiormente nella capacità
di esporre (in video), descrivere in modo esaustivo e semplice il prodotto e
permettere una scelta veloce, intuitiva al consumatore fra le diverse offerte
commerciali.
I servizi post-vendita possono essere di raggio differente, a seconda
che implichino le funzioni di assistenza al cliente, oppure che siano direttamente
delegate al produttore.
Tuttavia, la scomparsa del contatto diretto con il prodotto, include,
anche per il consumatore, un nuovo modo di porsi dinanzi al new commerce. Una
buona conoscenza del prodotto, delle sue caratteristiche, anche con letture
di giornali o riviste specializzate e la piena fiducia nel net seller sono un
ottimo viatico per districarsi nel mondo del e-commerce.
Dunque, il new commerce si basa sul bottom-up, principio fondante
del sistema dei kanban, il quale può essere adottato con successo solo se i
principali attori economici (clienti, net seller, fornitori/produttori), ognuno
nelle corrispettive competenze, interagiscono facilmente, in cui il processo
informativo procede dal basso verso lalto per poi tornare al punto di
partenza, senza trovare ostacoli limitanti al processo di vendita, che ha come
scopo basilare la soddisfazione del cliente, nel più rapido lasso temporale.
In
sintesi la sfida lanciata dall'introduzione del commercio elettronico potrebbe
essere l'effettiva realizzazione del sistema virtuoso, introdotto dal kanban, in
cui l'ottimizzazione dei tempi e delle risorse passa dalla pianificazione
dell'ordine fino alla consegna dei beni.
E' proprio vero lo slogan di una nota software house che cita: "Ci vuole un
software di e-com davvero potente per poter ordinare oggi una partita di canapa che sta ancora maturando in India..."
Autore
: Dott. Andrea Bressan
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