PARTNERS E VENTURE CAPITAL

 

Premesse


"Internet sta cambiando tutto"

Il Venture Capital è uno dei motori principali di questo cambiamento.
Tra 5 anni (o anche meno) senza Internet sarà difficile competere in quasi tutti i settori.

A livello mondiale il Business-to-business è molto più esteso del Business-to-consume
r

     
Business-to-consumer       US$  200 miliardi
     
Business-to-business         US$ 1300  miliardi








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 Il ruolo del venture capital "early stage"

  • Su 500 aziende europee innovative, l’80% degli intervistati ha dichiarato che non avrebbe potuto entrare nel business né crescere così velocemente se non fosse stato supportato dal venture capital.
  • Il Venture Capital fornisce i finanziamenti ed aiuta le nuove aziende (Es. trovando le persone chiave, introducendo in una rete di contatti internazionali ecc.).
  • Nel 1998 il venture capital ha finanziato in Europa 1.800 aziende start-up (950 nel 1997);
  • Nel 1998 sono stati investiti in Europa 1.4 miliardi di Euro in aziende start-up.
  •  Nel 1999-2000 l’offerta globale di Venture Capital è cresciuta quasi del doppio

(Fonte: EVCA)

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Riferimenti sintetici

  • Il numero di fondi "venture capital early stage" crescerà in Italia.
  • Il "Venture Capital" sarà uno dei motori più potenti della crescita del business-to-business su Internet.
  • Più di Lit. 1000 miliardi (stima) disponibili per questo tipo di investimenti in Italia nel 2000.

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L’attività di investimento nel capitale di rischio

Con il termine "investimento istituzionale nel capitale di rischio" si intende l’apporto di risorse finanziarie da parte di operatori specializzati, sotto forma di partecipazione al capitale azionario o di sottoscrizione di titoli obbligazionari convertibili in azioni, per un arco temporale medio-lungo, in aziende dotate di un progetto e di un potenziale di sviluppo.
Congiuntamente ai mezzi finanziari, l’investitore istituzionale spesso offre esperienze professionali, competenze tecnico­manageriali ed una rete di contatti con altri investitori e istituzioni finanziarie. Un imprenditore, o aspirante tale, che abbia un valido progetto per iniziare una nuova attività o che desideri sviluppare un’attività già esistente o che si trovi nella necessità di riorganizzare l’assetto proprietario dell’azienda o di modificarne la struttura finanziaria, può rivolgersi ad un investitore istituzionale.

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Quali soluzioni, venture capital o private equity?

L’attività di investimento istituzionale nel capitale di rischio viene generalmente definita con i termini anglosassoni venture capital e private equity. Pur essendo spesso utilizzati come sinonimi, il venture capital vero e proprio si riferisce al finanziamento dell’avvio di nuove imprese, mentre il private equity comprende le operazioni di investimento realizzate in fasi del ciclo di vita delle aziende successive a quella iniziale. È bene comunque precisare, che, tra gli operatori del settore e sulla stampa specializzata, private equity è divenuto il termine utilizzato più frequentemente per indicare, in modo generale, "il mestiere" dell’investitore nel capitale di rischio.
Un tipico ed attuale esempio di venture capital in senso stretto è rappresentato dagli investimenti, di operatori finanziari specializzati, per la nascita di imprese operanti in Internet.
Gli operatori attivi in tale mercato vengono spesso definiti, genericamente, venture capitalist, indipendentemente dalla tipologia di operazioni che pongono in essere, o, meno frequentemente private equity investors, qualora ci si riferisca a soggetti focalizzati sulle fasi avanzate del ciclo di vita delle imprese.

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Quali sono gli obiettivi dell’investitore?

L’obiettivo dell’investitore istituzionale è quello di realizzare, nel medio termine, un importante guadagno di capitale (capital gain) attraverso la cessione della partecipazione acquisita. Per guadagno di capitale si intende l’incremento di valore della partecipazione maturato dal momento dell’assunzione della partecipazione a quello della cessione e monetizzazione della stessa.
In generale, il buon esito dell’intervento è determinato dalla capacità dell’investitore di contribuire a creare valore all’interno dell’impresa, generando, così, nella maggior parte dei casi, ricchezza anche per l’intero tessuto economico e imprenditoriale del Paese.

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Quali imprese cerca?

L’investitore istituzionale concentra la sua attenzione sui progetti caratterizzati da un elevato potenziale di sviluppo, cioè su iniziative per le quali l’apporto di capitale e di competenza professionale da parte sua possa accelerare il processo di creazione di valore.

L’investitore, in particolare, tenderà a privilegiare:

  • Imprese con un valido progetto di sviluppo e con prospettive di crescita sia dimensionale, che reddituale. Si tratta quindi di imprese con un prodotto/servizio di successo, caratterizzato da scarsa imitabilità e bassa sostitituibilità rispetto ai prodotti concorrenti, il cui mercato di riferimento presenti ancora elevate potenzialità di espansione;
  • Imprese guidate da un imprenditore valido, che si dimostri determinato, ambizioso e corretto nella realizzazione del progetto di sviluppo. L’imprenditore deve quindi perseguire obiettivi di sviluppo dell’impresa e di affermazione personale impegnativi, ma realistici, tali da suscitare fiducia nell’investitore:
  • Imprese con un buon management, formato da persone con consolidata esperienza e con conoscenza specifica del settore;
  • Imprese per le quali sia possibile prevedere in prospettiva una modalità di disinvestimento, che consenta di facilitare il realizzo del capital gain.
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E come le seleziona?

Oltre agli strumenti utilizzati nelle operazioni tradizionali di finanziamento (analisi dei bilanci, modelli di analisi finanziaria, analisi d’azienda), l’investitore nel capitale di rischio:

  • Giudica innanzi tutto la competenza dell’imprenditore e del management, investendo nel team che ha maggiori capacità di realizzare un progetto di sviluppo, piuttosto che nel progetto stesso;
  • Valuta l’andamento del mercato e le reazioni della domanda all’introduzione di una nuova tecnologia o di un prodotto/servizio innovativo, al fine di capirne lo sviluppo potenziale;
  • Cerca di stimare le tendenze, osservando con attenzione l’evoluzione dei settori più competitivi e ascoltando le opinioni degli esperti.

L’obiettivo è di selezionare le iniziative imprenditoriali "vincenti", che consentano di realizzare un guadagno elevato nel medio termine.

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Cosa l’investitore chiede all’impresa?

  • Partecipa alle scelte strategiche dell’azienda, limitando il suo intervento alle decisioni che possono modificare la combinazione prodotto/mercato/tecnologia su cui si basa l’azienda e alle decisioni di profilo strategico
  • Lascia al socio imprenditore e/o al gruppo dirigente piena autonomia nella gestione operativa quotidiana dell’azienda;
  • Nel rapporto con l’imprenditore, vuole la disponibilità ad un colloquio leale, aperto e costruttivo, ed una totale trasparenza, nell’interesse dello sviluppo aziendale.
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Cosa offre in cambio?

A differenza delle tradizionali forme di finanziamento, come il ricorso al capitale di debito, la partecipazione al capitale di rischio di investitori istituzionali richiede uno stretto rapporto di collaborazione tra l’imprenditore e l’investitore istituzionale che condivide il rischio d’impresa ed è cointeressato allo sviluppo di impresa.
Oltre al capitale, l’investitore apporta competenze professionali strategiche, finanziarie, di marketing, di organizzazione, manageriali e offre una rete di contatti utili, finanziari e non, in ambito nazionale e internazionale. 11 rapporto costruttivo tra imprenditore ed investitori istituzionali è fondamentale per esaltare queste competenze.

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Cosa può cambiare per l’impresa?

L’apertura del capitale di un’impresa ad un socio istituzionale, determina, generalmente, una serie di cambiamenti importanti, specialmente nel caso di imprese a carattere famigliare. Per raggiungere il suo obiettivo, infatti, l’investitore eserciterà un’azione tendente ad elevare la trasparenza e la qualità nella comunicazione dell’impresa, a professionalizzarne la gestione e l’organizzazione, a far introdurre od evolvere sistemi di pianificazione e controllo e di monitoraggio dei risultati aziendali.

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I vantaggi non finanziari

Oltre agli apporti più strettamente finanziari, alcuni specifici vantaggi che possono essere ottenuti grazie alla partecipazione al capitale di un investitore istituzionale sono i seguenti:

  • Collaborazione nel tracciare una strategia di sviluppo e nel perseguirla, sfruttando le occasioni di crescita esterna, attraverso acquisizioni, fusioni, concentrazioni, joint venture con altre imprese del settore;
  • Un contributo alla realizzazione di una gestione più professionale e manageriale, attraverso l’attenuazione degli eventuali condizionamenti che provengono dalla sfera degli interessi personali e familiari e, comunque, la migliore o più professionale regolamentazione dei rapporti impresa-famiglia;
  • Crescita del potere contrattuale dell’impresa, grazie alla presenza dell’investitore come azionista di rilievo;
  • Miglioramento dell’immagine dell’impresa nei confronti delle banche e del mercato finanziario, che eleva l’affidabilità finanziaria dell’impresa e agevola il reperimento di finanziamenti anche per lo sviluppo del capitale circolante:
  • Maggior capacità di attrarre management capace ed esperto.
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Obiettivi della sezione

L’obiettivo di questa sezione è realizzare quindi un motore di ricerca delle idee imprenditoriali ad alto tasso di crescita.
La fase successiva all’analisi e alla selezione dell’idea vincente è la realizzazione di una presentazione e un business plan completo e professionale (vedi Strumenti a supporto degli start-up)

L’ultimo step è sottoporre in maniera diretta il business plan a un venture capital di ampie possibilità.

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